ETICHETTATURA PRODOTTI ALIMENTARI: SCATTA L’OBBLIGO DI INDICAZIONE DELLO STABILIMENTO

Da giovedì 5 aprile 2018 è scattato l’obbligo di indicare in etichetta la sede e l’indirizzo dello stabilimento di produzione o di confezionamento degli “alimenti”, secondo quanto previsto dal D.lgs. 145/2017 (in allegato).

Ai sensi dell’art. 2 del Regolamento (CE) n. 178/2002 per "alimento" (o "prodotto alimentare", o "derrata alimentare") s’intende qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato ad essere ingerito, o di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito, da esseri umani.

Sono comprese le bevande, le gomme da masticare e qualsiasi sostanza, compresa l'acqua, intenzionalmente incorporata negli alimenti nel corso della loro produzione, preparazione o trattamento.

Non sono compresi nella definizione di “alimento”:

a) i mangimi;

b) gli animali vivi, a meno che siano preparati per l'immissione sul mercato ai fini del consumo umano;

c) i vegetali prima della raccolta;

d) i medicinali;

e) i cosmetici;

f) il tabacco e i prodotti del tabacco;

g) le sostanze stupefacenti o psicotrope;

h) residui e contaminanti.

Il provvedimento prevede che i “prodotti alimentari preimballati destinati al consumatore finale o alle collettività” debbano riportare sul preimballaggio o su un'etichetta ad esso apposta, l'indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento.

Tale indicazione si aggiunge a quelle obbligatoriamente previste dal regolamento europeo (denominazione, ingredienti, presenza di allergeni, quantità, scadenza, nome del responsabile delle informazioni, paese di origine, istruzioni per l’uso, titolo alcolometrico e dichiarazione nutrizionale).

I “prodotti alimentari preimballati destinati alle collettivita' per essere preparati, trasformati, frazionati o tagliati, nonché i prodotti preimballati commercializzati in una fase precedente alla vendita al consumatore finale”, possono invece riportare l'indicazione dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento sui documenti commerciali, purché tali documenti accompagnino l'alimento cui si riferiscono o siano stati inviati prima o contemporaneamente alla consegna.

Gli operatori dovranno, pertanto, indicare la località e l’indirizzo dello stabilimento (o solo la località se questa consente l’immediata identificazione dello stabilimento) di produzione o di confezionamento, se l’alimento è confezionato in uno stabilimento diverso da quello dove è stato prodotto.

L’obbligo riguarda gli alimenti prodotti in Italia e destinati al mercato italiano.

In caso di mancato rispetto dell’obbligo, l’operatore che non indicherà in etichetta lo stabilimento di produzione o di confezionamento sarà sottoposto, salvo che il fatto costituisca reato, a una sanzione amministrativa pecuniaria che varia da 2.000 euro a 15.000 euro. Sono previste sanzioni dello stesso importo anche per il caso in cui l’impresa che disponga di più stabilimenti non evidenzi quello effettivo mediante punzonatura o altro segno e sanzioni da 1.000 euro a 8.000 euro se non vengono rispettate le modalità di presentazione.

Gli alimenti immessi sul mercato o etichettati in difformità da quanto previsto dal decreto entro il 5 aprile 2018, possono essere commercializzati fino all'esaurimento delle scorte dei predetti alimenti.

La legge affida la competenza per il controllo del rispetto della norma e l'applicazione delle eventuali sanzioni all'Ispettorato repressione frodi (ICQRF).

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